20 gennaio 2012

Cultura

Continuo a ripetermi che il problema e' solo che sono inglesi.
Con qualche australiano in mezzo. Poverini.

Festa aziendale dell'anno. Festa in maschera. Maschera anni '70.
Come se qualcuno, negli anni '70, andasse in giro con delle parrucche viola in testa.
E con gli occhiali da sole a forma di cuore. E con le pallette stroboscopiche in miniatura attaccate all'orecchio destro.

Noi si, ovviamente. Si avvicina il capo dei capi, birra in mano destra, vino rosso in quella sinistra. Inglese.
"Well done. Very well done," mi sorride e passa oltre.

Poi c'e' la cultura italiana.
Si avvicina il collega di Pordenone, vino rosso in una mano, altro vino rosso nell'altra.

"Carina sei! Come sta la tua ragazza?"
"Meglio di noi. Sul letto a mangiare tortilla chips e guardare serie TV"
"E perche' non l'hai portata stasera? Le avrei chiesto un ballo. O magari a tutte e due, io in mezzo".

Continuo a ripetermi che il problema e' solo che sono italiani.

13 gennaio 2012

A volte ritornano

Ancora sotto i ferri.
E tutto per uno stupido incidente, 6 (dico sei) mesi fa.

Ma nella vita si devono vedere i lati positivi delle cose.
I due interventi passati mi hanno dato l'occasione di ammirare il Salento dalla terra ferma senza dover soffrire le scottature di chi si espone al sole, di provare gli oltre 20 menu offerti dagli ospedali inglesi ai pazienti ricoverati (e il delizioso succo d'arancia), di farmi comprare dalla mamma un intero set di boxer da uomo con i robotini disegnati sopra.

Cerco di immaginare i vantaggi di un nuovo tour in sala operatoria, oltre all'ebbrezza temporanea dell'anestesia.
I giorni fuori dall'uffico no, non valgono, ma proprio neanche un pochino...

6 gennaio 2012

MI5

Vivo con una spia.
Lavora per l'intelligence inglese, ma cosa faccia di preciso nessuno lo sa.
Ha l'aria un po' maschia, quasi a suggerire un passato lesbico. Nessuna conferma.
Maneggia con altrettanta destrezza il martello e il ferro da stiro, all'occorrenza risponde in francese o in farsi, parla inglese con perfettamente incompresibile accento di periferia degradata.

Fa capire con frasi abbozzate, in codice delle spie, che tra qualche mese ci lascia per trasferirsi in Afghanistan.
Ce lo aspettavamo.
Viaggia spesso per lavoro, per sviare i sospetti sulla destinazione mette nello zaino abbigliamento polare e da deserto.
La incontro stamattina sulle scale. Esce al buio per abitudine.
Abito lungo nero, giacca elegante, zaino da campeggio sulle spalle. Campeggio scout di 15 giorni.

Partita per la Scandinavia, di ritorno presto.

1 gennaio 2012

12

I presupposti sono buoni.


Quando l'ultima notte dell'anno parti al tramonto per correre 10km con 40mila persone travestite.
Poi torni in una casa addobbata di tartine mousse al salmone e cozze, sedano e pandori.
Per fare una doccia e prepararti a mangiare 12 acini di uva nel Sole di Madrid.
Dove una tua compagna di bevute appena conosciuta cala le braghe e fa pipì, così.
Per poi tornare nella casa, dove sul divano hanno preso il tuo posto donne e uomini, dai 20 ai 60 anni, che nell'entusiasmo dell'assenzio si baciano concentrati. Donne con donne, uomini con donne e combinazioni alternative.
Mentre la ragazza di una tua amica suona la tua ragazza come una chitarra, e la sua come una tromba.
Quando poi, a casa vuota e testa pure, ti addormenti in un letto caldo abbracciata alla donna che ami.
Senza sveglia.

Sì, i presupposti per questo nuovo anno sembrano buoni.
O almeno migliori di un 2011 così così.
Auguri.

27 dicembre 2011

Pixar

Non era prevedibilie. Che nel giorno del Santo Stefano mio padre si imbucasse a vedere la mosta della Pixar con me e la mia ragazza, retrocesse a quattordici anni e qualche mese per l'occasione di passare le feste in famiglia. Nella stessa città.
Trascinando la mia saggia sorella nel processo di integrazione familiare.

Non era prevedibile.
Che si scoprisse, o noi scoprissimo, che è un fan sfegatato della Pixar.
Di cui conosce data di fondazione, passaggio di proprietà, eventi significativi tra cui la registrazione del marchio del software che fa muovere Toy Story.

Non era prevedibile.
Che fosse pratico di rendering e montaggi, effetti ottici e sequel. Tanto che, su richiesta di foto a tre davanti al mostro di Monsters & Co, per l'eccitazione del momento girasse un video di 15 secondi di noi, immobili, sorridenti.

15 dicembre 2011

20%



Ti racconto una storia.
Una storia per farti addormentare la notte, quando il sonno non arriva, e le medicine danno effetti collaterali.
Una storia per fare distrarre il mal di testa.

C’era una volta una lesbica curiosa.
Una di quelle che prima ti flirtano e poi ti si presentano. Lesbica ammiccante, carina, che sul carino ci marciava veloce, senza arrivare.

Questa lesbica era andata a una festa di compleanno. Una festa con 25 invitati e 5 prede potenziali, 20% secco.
Campo di battaglia affollato, in cui la curiosa si era data da fare.

Prima, la festeggiata. Preda difficile, o forse solo distratta da ospiti e vino rosso, regali da scartare, regali da proteggere.
Seconda, la ragazza della festeggiata. Troppo corretta e incorruttibile, per lasciare spiraglio alcuno.
Terza, la single. Carina, maschietta, forse non il suo tipo, ma in tempi di crisi non si butta via nulla.
Quarta, l’elemento imprevedibile. Accoppiata, estroversa, elemento sociale, curioso, ma corretto. Imprevedibile.
Quinta, la ex della quarta, che nelle feste come si deve gli incroci non possono mancare. A distanza, in vacanza, pronta a correre il rischio. Forse.

La storia racconta che la lesbica lascio’ la festa con tre numeri di telefono, custoditi gelosamente sotto nominativi segreti.
La storia, ancora, non ha finale.
Puoi inventarlo, o aspettare.

6 dicembre 2011

Medici in famiglia



“Mamma...”
“Dimmi...”
“Pensavo no, ma come fanno i chirurghi che operano 10 ore se devono fare pipi’?”
“Mmmm. Beh, si danno il cambio. Mica sono soli in sala operatoria.
“Ma come fanno a spiegare cosa hanno fatto e cosa devono ancora finire?”
“Mmmm, si parlano prima di darsi il cambio”
“Ah... Capito...”

“Amore...”
“Dimmi...”
“Pensavo no, ma come fanno i chirurghi che operano 12 ore se hanno sete?”
“Mmmm, gli da da bere l’infermiera.”
“Con la cannuccia?”
“Con la cannuccia”
“Capito. E se poi dopo avere bevuto gli scappa la pipi?”
“...”

Oggi. Dedica speciale. Auguri dottorino.