13 marzo 2009

Post con dedica (II)

"Ma ci sei o ci fai?"

La frase è riferita alla mia posizione.
Nuda, davanti allo specchio. Che mi fisso intensamente le tette.
Disperata.
Disperata per la loro recente esplosione.
E non le innaffio.
E non ingoio lievito di birra con l'acqua frizzante.

"Basta. Andiamo a bere una cosa."

Non si arrende l'amica. 
Amica di una vita. 
Talmente amica da riuscire a distogliere la mia attenzione dalle tette e riportarla sui suoi occhi.

Occhi morbidi.
Occhi imploranti.
Occhi che ridono.
Di cosa non è chiaro, ovviamente.

Siamo nello spogliatoio puzzolente di una piscina al confine tra Milano e il resto del mondo.
Pancia vuota e tette gonfie.

Ridono perchè siamo in due.

11 marzo 2009

Trend setting

Bastardi.
Mi hanno fregato.

Devono avermi visto passeggiare in centro. 
Montenapoleone, Spiga, Sant'Andrea, probabilmente.

Con le mie scarpe nere, da uomo, di vernice, impunturate, allacciate ai piedi.
Quell'unico giorno che le ho messe. 

Che ora tutti i siti di lifestyle le millantano come la moda del momento.

Tutta invidia la loro, ecco.
E un po' di disperazione, se il mio concetto di trendy si sovrappone a quello degli stilisti.
 

10 marzo 2009

Among

Le lesbiche pagano le tasse.
Le lesbiche vanno in bicicletta. Se ce l'hanno, in macchina.
Le lesbiche mangiano la cioccolata. E la pasta pachino e mozzarella.

Le lesbiche hanno nipoti, cugini. A volte, amici.
Le lesbiche vanno a letto con uomini. Raramente, ci rivanno.
Le lesbiche studiano nelle università cattoliche. In buona percentuale giurisprudenza.

Le lesbiche hanno l'influenza.
Le lesbiche sono madri. Ma prima figlie.
E adorano vivere.

9 marzo 2009

Arcobaleno

Poi la pioggia smette.
E arriva il sole.

Le coppie di fatto non esistono.
Ma i mutui agevolati alle coppie di fatto sì.
Meno 0,15% dello spread se non sei single.
Se due redditi sono cumulati.
Il mio e quello della mia compagna.
Il suo e del suo compagno.
E questo in Italia.

In Inghilterra pare siano avanti.
La casa e il mutuo ci sono già.
Poi arriva il figlio, figlio di fecondazione in vitro.
E mamma due può essere per legge essere chiamata papà.
O mamma due.
Diritti e doveri a seguire.



Per terra è ancora bagnato.
Per un attimo, l'arcobaleno.

4 marzo 2009

Sharing flats, toughts and toothpaste

Arriva da dietro.
Mi coglie del tutto impreparata mentre, boxer e maglietta bianca XL, avvito la moka.

"Gaia, ehm..."
"Caffè?"

"Beh, se proprio insisti. Sì, un goccio. Gaia..."

Deve essere importante. Schiena dritta e sguardo serio negli occhi della mia coinquilina. Una dei.

"Ti posso girare a pancia all'insù mentre dormi? Sai, hai russato un po' stanotte. Per carità, niente di esagerato. Cioè un pochino, ma sai, ho il sonno leggero. Allora, pensandoci un attimo, ho capito che se dormi di lato russi, a pancia in su no. Puoi provare a dormire a pancia in su? Se riesci eh! Se te ne accorgi. Perchè non era forte. Forse un po' di raffredore, forse la posizione..."

Spezza il rumore del caffè che sta uscendo.

"Zucchero?"


3 marzo 2009

Chiodo fisso

La lingua batte dove il dente duole.
Il martello batte dove il pensiero indugia.

Sesso.
Intorno a me (ufficio: treno in corsa, nessuna fermata in programma) è l'unico argomento concesso.

Punto all'ordine del giorno. Il posto più strano dove hai fatto l'amore.
(sesso e amore, sinonimi?)

Treno, macchina, garage.
All'aperto, parco. Letto dei miei. Letto dei suoi.
Sì, durante la manifestazione. Anche dopo.
Sì, ricreazione, a scuola. Bei ricordi. Gli anni del liceo.

Io zitta. Il treno corre e il panorama scorre veloce.
Posti strani se ne sono visti, certo. Sono stati anche dimenticati. 

Penso a quel meraviglioso letto matrimoniale futon, con piumone d'oca. 
Vuoto tranne due corpi nudi.


2 marzo 2009

Cronache di poveri amanti

Cercasi angolo, buio. 
Per un bacio, e poi carezza.
Fuga perpetua dagli occhi curiosi, tutti in potenza.

Nessuna macchina, nessun letto. 
Neanche un metro quadrato che permetta di escludere questi occhi.
Le cantine che si snodano sotto i palazzi sono chiuse a chiave. 
Provo ad abbassare la maniglia. Chiuso.

Per accedere c'è una scala polverosa, buia.
Va bene per un bacio, e poi carezza.

Nessun parco. 5 gradi e una pioggia fitta e fina.
Il motorino non protegge, espone.

Resta l'ascensore. Dal piano terra al quinto sono 22 secondi.
Un bacio, e poi carezza.

Sventure di amanti metropolitani, cresciuti.
Ma non troppo, non abbastanza.